Il controllo è già stress: consuma energia e prima o poi cede. Forza di volontà, istinto e consapevolezza, e le sette abilità della Mindful Eating.
«Mi manca la forza di volontà»
Ti è mai capitato di decidere con fermezza qualcosa al mattino, una camminata o una cena leggera, e ritrovarti la sera a fare l’esatto contrario, con in più il senso di colpa?
In venticinque anni di attività una delle frasi che ho ascoltato più spesso è «mi manca la forza di volontà». Dietro c’è un’idea molto diffusa: che stare bene sia una questione di carattere, e che chi non ci riesce semplicemente non si impegni abbastanza. È un’idea che fa sentire in colpa, e la fisiologia la smentisce.
Il controllo è uno sforzo, non una calma
Il controllo coincide di fatto con la forza di volontà: trattenere, imporsi, stringere i denti. Nel mio lavoro lo vedo così: non è uno stato di calma, è uno stato di tensione. È l’energia di mobilizzazione dello stato simpatico, spesa per tenere a bada un impulso. Regge per un po’, con un grande dispendio di energia, poi finisce. E quando si esaurisce si cede di colpo, «ormai ho sgarrato», oppure si scivola nella rinuncia dello stato dorso-vagale, scendendo lungo la scala del sistema nervoso.
La ricerca va nella stessa direzione. In uno studio su 121 donne, tre settimane passate a contare le calorie hanno aumentato lo stress percepito, e la restrizione ha aumentato il cortisolo (Tomiyama e colleghi, 2010). È uno studio piccolo e breve, ma indica una direzione. E lo stress, a sua volta, indebolisce proprio le capacità della corteccia prefrontale su cui il controllo si appoggia (Arnsten, 2009): un circolo che si alimenta da solo.
Istinto e consapevolezza non sono la stessa cosa
Nel simpatico e nel dorso-vagale a guidare sono le risposte automatiche di protezione: l’istinto. Come scrive Deb Dana, in quei momenti non è il cervello a scegliere, sono le energie autonomiche che si spostano verso la difesa (Dana, 2018).
La consapevolezza è un’altra cosa. Non impone, come il controllo, e non reagisce in automatico, come l’istinto. È la capacità di accorgersi di che cosa sta succedendo mentre succede, e nel modello appartiene allo stato ventro-vagale, da cui sono disponibili curiosità e sguardo di chi osserva (Dana, 2018). Funziona anche nella direzione opposta: dare un nome a un’emozione riduce la risposta dell’amigdala, una delle aree che segnalano il pericolo (Lieberman e colleghi, 2007). Daniel Siegel lo riassume così: dagli un nome per domarlo.
Sette abilità, tutte contrarie al controllo
Nella Mindful Eating la consapevolezza è la prima di sette abilità descritte da Susan Albers (2008): consapevolezza, osservare, essere nel momento presente, essere consapevoli del contesto, lasciare andare, non giudizio, accettazione. Ognuna è il contrario di una forma di controllo. Osservare un impulso invece di obbedirgli o combatterlo. Restare nel presente invece di inseguire il corpo di ieri o quello di domani. Lasciare andare invece di trattenere. Non giudicarsi invece di punirsi. Accettare invece di lottare. E il contesto è lo stesso che aiuta il sistema nervoso a sentirsi al sicuro.
Il controllo chiede: come faccio a resistere? La consapevolezza chiede: che cosa sto sentendo, in questo momento?
Cosa significa, in concreto
Prova a immaginarlo. È sera, la giornata è stata pesante e senti arrivare la spinta di sempre. Invece di stringere i denti o di arrenderti, ti fermi un momento e dai un nome a quello che senti: non ho più energia, ho bisogno di una pausa. Non hai ancora deciso niente, ma tra spinta e gesto si è aperto uno spazio. È lì che diventa possibile una scelta, senza sforzo.
Un percorso di gruppo o un lavoro individuale con me
La consapevolezza non si conquista con la forza di volontà: si allena, con pazienza, ed è il lavoro dei tre percorsi di gruppo che conduco online, seguibili da qualunque parte d’Italia. Mindful Eating lavora proprio sulle sette abilità, per portarle a tavola e nel rapporto con il corpo. Gli Esercizi Polivagali aiutano a riconoscere in che stato sei e che cosa ti sposta lungo la scala. Training Autogeno e Rilassamento Guidato allenano l’attenzione alle sensazioni del corpo, con esercizi ripetuti nel tempo.
Sono strade diverse sullo stesso principio, e il più adatto per te dipende da dove senti di più il problema. Se in queste pagine hai ritrovato qualcosa di tuo, il passo successivo è passare dalla lettura alla pratica. Se preferisci un lavoro costruito sulla tua situazione, puoi scrivermi dalla pagina Contatti e valutiamo insieme un percorso individuale. La mia formazione la trovi nella pagina Chi sono.

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