Sicurezza, allerta, spegnimento: secondo la Teoria Polivagale il sistema nervoso li attraversa in un ordine preciso. Come si scende e come si risale.
Tre stati, un ordine
Nel primo articolo di questa serie abbiamo visto che il corpo reagisce prima che tu decida. La Teoria Polivagale di Stephen Porges descrive tre stati principali, organizzati in un ordine preciso: la gerarchia autonomica.
Deb Dana, che ha portato il modello nella pratica clinica, la rappresenta come una scala a tre livelli. In cima c’è lo stato ventro-vagale, di sicurezza e connessione, legato al vago ventrale: il respiro è ampio, la voce ha colore, la digestione fa il suo lavoro e stare con gli altri viene più facile. A metà c’è lo stato simpatico, di allerta: il cuore accelera, i muscoli si preparano, l’attenzione si stringe. Alla base c’è lo stato dorso-vagale, di spegnimento, legato al vago dorsale: l’energia si abbassa e arriva un senso di distanza, di vuoto, di blocco. Non sono tre tipi di persona: durante la giornata ci si sposta di continuo, che cosa ti sposta da un gradino all’altro lo spiega il terzo articolo della serie, dedicato alla neurocezione.
Nei libri di Porges e di Dana quest’ordine ha una spiegazione evolutiva. Lo spegnimento sarebbe la risposta più antica del sistema nervoso autonomo, comparsa con i primi vertebrati circa 500 milioni di anni fa; l’allerta (attacco e fuga) sarebbe arrivata circa 400 milioni di anni fa, la sicurezza e connessione circa 200, con i mammiferi (Dana, 2020). La più recente interverrebbe per prima, la più antica per ultima.
Come si sale e si scende dalla scala
Rovesci il caffè, il treno è in ritardo: dal vago ventrale lo gestisci. Se però i contrattempi si accumulano, scendi lungo la scala gerarchica e arrivi nel simpatico, dove il corpo ha l’energia di mobilizzazione dell’attacco e della fuga. Se nemmeno l’azione basta e non si vede una via d’uscita, il sistema nervoso scende fino alla base: nel vago dorsale.
Davanti a un pericolo improvviso e grave sembra di finire di colpo nel vago dorsale: il passaggio dal simpatico può essere così rapido da non essere percepito. Non è debolezza: è protezione, a volte basata su esperienze lontane.
Dal vago dorsale non si torna al vago ventrale con un salto: si ripassa dal simpatico. Per uscire dallo spegnimento serve energia, ed è proprio quella del simpatico. Per questo, uscendo da un periodo di chiusura, possono comparire irrequietezza e perfino irritazione. Letta sulla scala, questa fase può non essere una ricaduta: può essere l’energia che torna, e la risalita che comincia.
A completare la salita aiuta spesso la presenza di un’altra persona, con i segnali di sicurezza del volto, della voce e dei gesti: nel modello si chiama coregolazione (Dana, 2018).
Nessuno stato è sbagliato
Il sistema simpatico e il vago dorsale non lavorano solo nella difesa: fuori dall’allerta il simpatico regola battito e temperatura e dà l’energia per muoversi e giocare, fuori dallo spegnimento il vago dorsale accompagna la digestione. Nessuno resta sempre nel vago ventrale: l’obiettivo è la flessibilità, accorgersi di dove sei e ritrovare la strada per risalire.
Cosa significa, in concreto
Prova a immaginarlo. In una giornata pesante senti il corpo scendere, e invece di chiederti che cosa non va in te ti chiedi su che gradino o in che stato sei. Riconosci l’allerta dello stato simpatico nel respiro corto, o lo spegnimento dello stato dorso-vagale in quella distanza da tutto. Non hai ancora cambiato stato, però sai che esiste una scala e che un gradino alla volta si sale e si scende continuamente per proteggersi dai pericoli, per sentirsi al sicuro, per sopravvivere.
Un percorso di gruppo o un lavoro individuale con me
Conoscere la scala è il primo passo, usarla richiede pratica. Conduco tre percorsi di gruppo online, strade diverse sullo stesso principio. Gli Esercizi Polivagali lavorano proprio su questa scala, che diventa una mappa personale: riconoscere in che stato sei, che cosa ti sposta, come costruire la risalita. Training Autogeno e Rilassamento Guidato partono dal corpo e da esercizi ripetuti nel tempo, e sono adatti quando prevale la tensione, o quando il sonno non arriva o si interrompe continuamente durante la notte. Mindful Eating porta la stessa attenzione a tavola, dove gli stati si vedono nel rapporto con la fame e il cibo.
Si seguono da qualunque parte d’Italia, e il più adatto per te dipende da dove senti di più il problema. Se preferisci un lavoro costruito sulla tua situazione, puoi scrivermi dalla pagina Contatti e valutiamo insieme un percorso individuale. La mia formazione la trovi nella pagina Chi sono.

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