La neurocezione è il modo in cui il sistema nervoso valuta sicurezza e pericolo prima che tu ci pensi. Cosa ascolta, perché a volte sbaglia, come leggerla.
Un ascolto che arriva prima del pensiero
Ti è mai capitato di entrare in una stanza e sentire lo stomaco chiudersi, senza che fosse successo niente? Oppure di sciogliere le spalle appena senti una certa voce al telefono? In entrambi i casi il corpo ha già risposto a una domanda che non hai formulato: qui sono al sicuro?
Stephen Porges ha dato un nome a questo processo: neurocezione. Nel modello è una valutazione continua del rischio che avviene lontano dalle parti pensanti del cervello, senza passare dalla consapevolezza (Porges, 2004). Dana la descrive come un intuito autonomico (Dana, 2021): capire è compito del cervello, non del sistema nervoso autonomo, per questo puoi sapere che non c’è motivo di avere paura e sentire comunque il corpo in allarme.
La neurocezione è ciò che ti sposta lungo la scala dei tre stati vista nel secondo articolo di questa serie: segnali di sicurezza portano verso lo stato ventro-vagale, segnali di pericolo verso il simpatico, segnali di minaccia senza via d’uscita verso lo stato dorso-vagale.
Dentro, fuori, fra
Deb Dana descrive tre direzioni di ascolto (Dana, 2020). Dentro: il corpo, una fitta di fame, il battito, ma anche febbre o dolore, che Porges include tra i segnali di pericolo. Fuori: l’ambiente, la luce, i rumori, la temperatura della stanza. Fra: il rapporto con un altro sistema nervoso, un volto che sorride o si irrigidisce, la velocità dei gesti, la voce. Della voce la neurocezione ascolta soprattutto la musica, ritmo e intonazione, più delle parole (Dana, 2018).
Senti la risposta, non il segnale
Il segnale che ha avviato tutto resta spesso sconosciuto. Quello che senti è la risposta: calore nel petto, respiro ampio, oppure gola secca, stomaco chiuso.
Dana usa l’immagine di un fiume. Alla sorgente c’è la neurocezione, alla foce la storia, cioè quello che ti racconti; in mezzo scorrono percezione, stato, emozioni e comportamento. Di solito ci si accorge solo della foce, di un pensiero come “non ce la faccio”. Nel modello la formula è semplice: la storia segue lo stato.
Una taratura costruita dall’esperienza
Una parte della neurocezione è comune a tutti, come la sensibilità alla voce; un’altra si tara nel tempo, attraverso esperienze difficili e anche positive (Dana, 2018). Quando la risposta non corrisponde alla situazione si parla di discrepanza: allarme in un ambiente sicuro, oppure nessun allarme davanti a un pericolo reale (Porges, 2004).
Una discrepanza non è un difetto di carattere. È un sistema che ha imparato a proteggersi in condizioni diverse da quelle di oggi. Un indizio è la sproporzione: una reazione troppo forte o troppo debole per la situazione presente spesso porta con sé un segnale del passato (Dana, 2021). Nel modello questa taratura può cambiare: nuove esperienze possono rendere più visibili i segnali di sicurezza.
Sicurezza non è soltanto assenza di pericolo
Togliere ciò che allarma non basta: il sistema nervoso ha bisogno anche di incontrare segnali di sicurezza, una voce calda, un volto accogliente, un luogo prevedibile (Dana, 2018; Dana, 2020). Spesso ci sono, ma passano inosservati in mezzo ai segnali di pericolo: essere al sicuro non significa sentirsi al sicuro.
Cosa significa, in concreto
Prova a immaginarlo. Ti irrigidisci all’improvviso in una riunione o a tavola. Invece di fermarti alla storia, risali il fiume: che cosa è cambiato dentro di te, intorno a te, fra te e gli altri? Poi ti chiedi, come propone Dana: in questo momento, in questo posto, con queste persone, questa reazione serve davvero? Non hai spento l’allarme, ma hai smesso di starci dentro e hai cominciato a starle accanto (Dana, 2018).
Un percorso di gruppo o un lavoro individuale con me
Riconoscere i propri segnali si impara con la pratica, ed è il lavoro dei tre percorsi di gruppo che conduco online, seguibili da qualunque parte d’Italia. Gli Esercizi Polivagali trasformano dentro, fuori e fra in una mappa personale dei tuoi segnali. Training Autogeno e Rilassamento Guidato partono dal corpo, con esercizi ripetuti che danno al sistema nervoso un segnale di calma riconoscibile. Mindful Eating porta lo stesso ascolto a tavola, dove la neurocezione si sente nella fame, nella sazietà e nella fretta.
Sono strade diverse sullo stesso principio, e il più adatto per te dipende da dove senti di più il problema. Se in queste reazioni hai ritrovato qualcosa di tuo, il passo successivo è passare dalla lettura alla pratica. Se preferisci un lavoro costruito sulla tua situazione, puoi scrivermi dalla pagina Contatti e valutiamo insieme un percorso individuale. La mia formazione la trovi nella pagina Chi sono.

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