Il bruxismo può comparire durante il sonno o la veglia e coinvolge l’attività dei muscoli masticatori. Cosa sappiamo su microrisvegli, stress, sonno e possibili strategie di gestione.

Cosa succede quando stringi i denti senza saperlo

Se ti svegli con la mandibola indolenzita o con un mal di testa che non sai spiegarti, potresti riconoscerti in questo. In venticinque anni di attività, ho visto molte persone arrivare in studio convinte che il problema fosse “solo” ai denti. Il bruxismo è la tendenza a serrare o digrignare i denti: può manifestarsi sia di notte (sleep bruxism) sia durante il giorno (awake bruxism), come due fenomeni distinti, con caratteristiche e determinanti che la ricerca recente invita a non confondere. Durante gli episodi di bruxismo aumenta l’attività dei muscoli masticatori, in particolare masseteri e temporali, controllati in gran parte dal sistema trigeminale. Nel sonno questi episodi si osservano frequentemente in relazione a brevi arousal o microrisvegli. Uno studio dell’Università di Parma (Macaluso, Guerra, Di Giovanni, Boselli, Parrino, Terzano, 1998) ha mostrato che gli episodi di bruxismo notturno sono associati ai microrisvegli del sonno (il cosiddetto cyclic alternating pattern), con un aumento dei risvegli transitori nei bruxisti rispetto a chi non presenta il fenomeno. Il risultato è quello che senti al risveglio: mal di testa, dolore o affaticamento alla mandibola, un’usura anomala dei denti che il dentista nota prima ancora che tu te ne accorga. Ne ho scritto anche in Sistema nervoso e sonno: come passiamo dall’attivazione al riposo, a proposito di come il sistema nervoso viva la transizione verso il riposo.

“Stringi i denti e vai avanti”: un modo di dire, non una spiegazione

C’è un’espressione che usiamo spesso senza pensarci: stringere i denti e andare avanti, per dire sopportare una situazione sgradevole. Nel bruxismo, però, questa metafora non va confusa con la causa. Lo stress e alcuni fattori psicologici possono essere associati soprattutto al bruxismo della veglia, mentre il bruxismo del sonno è un fenomeno più complesso, legato anche alla struttura del sonno e agli arousal, non riconducibile semplicemente a “tensione emotiva che si scarica sulla mandibola”. Non è un vizio né una questione di carattere, ma nemmeno la conseguenza diretta di un unico meccanismo: è un comportamento a eziologia multifattoriale, che il consenso internazionale più recente non considera più, negli individui altrimenti sani, un disturbo in senso stretto.

Cosa lo aggrava

Il bruxismo raramente ha una causa sola, e le due forme meritano di essere distinte:

  • Awake bruxism: l’associazione con stress, tensione emotiva e abitudini di concentrazione (ad esempio serrare i denti durante il lavoro al computer) è più evidente e meglio documentata.
  • Sleep bruxism: è legato soprattutto agli arousal e alla struttura del sonno; può presentarsi insieme a disturbi respiratori del sonno come le apnee, o ad altre condizioni concomitanti, in un sottogruppo di persone.
  • Fattori modificatori: fumo, alcol e caffeina nelle ore serali, così come un sonno frammentato con risvegli frequenti, possono influenzare la frequenza degli episodi, ma vanno considerati come possibili modificatori, non come cause universali valide per ogni forma di bruxismo (Wirtz & von Känel, 2017, sul legame tra stress cronico prolungato e attivazione simpatica sostenuta).

Cosa fare, senza aspettare che passi da solo

La gestione dipende dal tipo di bruxismo, dai sintomi e dalle conseguenze. Bite e valutazione odontoiatrica/gnatologica, come quella del prof. Edoardo Manfredi (Università di Parma, past-president e fondatore della Società Italiana di Medicina del Sonno Odontoiatrica), che segue anche pazienti presso lo Studio Rebecca Guidotti a Salsomaggiore Terme e Parma, possono essere indicati soprattutto per proteggere le strutture dentali dallo sfregamento e gestire dolore o disfunzione quando presenti.

Quando tensione, stress o difficoltà di regolazione fanno parte del quadro personale, tecniche di rilassamento e lavoro sulla consapevolezza corporea possono avere un ruolo complementare, senza essere presentati come trattamento specifico del bruxismo. Alcuni di questi strumenti li insegno nei miei percorsi di gruppo: il Training Autogeno e il Rilassamento Guidato, per allenare modalità di distensione, ascolto corporeo e autoregolazione, e gli Esercizi Polivagali, per lavorare sulla consapevolezza dei propri stati e sperimentare modalità corporee orientate alla regolazione. I percorsi ripartono a settembre 2026.

Cosa significa, in concreto

Non significa semplicemente decidere di smettere di stringere i denti. Significa capire quale forma di bruxismo è presente, proteggere denti e articolazioni quando necessario e, se tensione e stress fanno effettivamente parte del quadro, lavorare anche su questi aspetti, senza aspettarsi che un’unica spiegazione o un unico gesto risolvano tutto.

Un percorso di gruppo o un lavoro individuale con me

Se nel tuo caso c’è anche una componente di tensione o attivazione che vuoi imparare a riconoscere e modulare, esistono percorsi pensati proprio per allenare questa capacità: Training Autogeno e Rilassamento Guidato, per allenare modalità di distensione, ascolto corporeo e autoregolazione, ed Esercizi Polivagali, per lavorare sulla consapevolezza dei propri stati e sperimentare modalità corporee orientate alla regolazione. Vale la pena valutare qual è il percorso più adatto per te, in base a come vivi il problema, più che cercare “quello giusto” in assoluto. Prima di tutto, però, una valutazione odontoiatrica o gnatologica resta il punto di partenza corretto se il bruxismo comporta dolore, usura dentale o disfunzione. Se preferisci un lavoro dedicato, contattami per una valutazione e un percorso su misura. Per saperne di più su di me, la pagina Chi sono racconta il percorso professionale dietro Corpo in Ascolto.

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