Dormire poco non significa automaticamente ingrassare, e dormire bene non garantisce una vita più lunga. Il sonno, però, partecipa alla regolazione dell'appetito, dell'assunzione energetica e del sistema nervoso autonomo. Inoltre, gli studi condotti su grandi popolazioni mostrano che dormire abitualmente troppo poco o troppo a lungo è associato a un maggiore rischio di mortalità. Prendersi cura del sonno significa quindi occuparsi di una parte importante della salute, non soltanto del riposo.
Non mangiamo soltanto perché lo stomaco è vuoto. Vista, profumi, consistenze, pensieri, ricordi ed emozioni possono partecipare al desiderio di cibo: sono sensazioni nel corpo, pensieri nella mente, emozioni nel cuore. Jan Chozen Bays ha raccolto questi segnali in una mappa di nove tipi di fame: imparare a riconoscerli è il primo passo della mindful eating.
Fame e sete sono bisogni diversi, ma riconoscere con precisione i segnali del corpo non è sempre immediato. Fermarsi a osservare che cosa stiamo percependo, senza rispondere automaticamente con il cibo o con regole rigide, è una delle competenze che si allenano con la Mindful Eating.
La fame nervosa non è semplicemente un problema di autocontrollo. Stress, emozioni, abitudini e altri fattori possono influenzare il modo in cui cerchiamo nel cibo conforto o sollievo. Imparare a riconoscere che cosa ci porta a mangiare, invece di rispondere con più controllo e senso di colpa, è un primo passo per costruire un rapporto più consapevole con il cibo.
Dimagrire velocemente" e l'effetto yo-yo delle diete raramente dipendono soltanto da una mancanza di forza di volontà. La Mindful Eating aiuta a riconoscere i segnali di fame, sazietà ed emozioni che le diete tradizionali spesso non toccano. Quando stress e tensione hanno un ruolo importante nel proprio rapporto con il cibo, anche il lavoro sulla regolazione del sistema nervoso, con gli Esercizi Polivagali, può avere un ruolo complementare.