Perché a volte il corpo fatica a lasciare andare la giornata? Come il sistema nervoso vive la transizione dall’attivazione al riposo, e cosa si può allenare.
Perché a volte il corpo fatica a lasciare andare la giornata
Ci sono giornate che, anche quando finiscono sull’orologio, non finiscono davvero dentro di noi.
Il lavoro è concluso, gli impegni sono terminati, eppure qualcosa resta acceso: un pensiero che ritorna, una tensione nelle spalle, la sensazione di essere ancora “in servizio” anche se non c’è più nulla da fare.
Questo articolo non parla del motivo per cui, in generale, può essere difficile addormentarsi (ne ho parlato in modo più ampio in “Essere stanchi non significa essere pronti a dormire”, dove trovi anche il ruolo di pressione del sonno, ritmo circadiano e attivazione). Qui vorrei restare su un aspetto più specifico: che cosa succede nella transizione tra il giorno e la sera, e perché il corpo a volte fatica a compierla.
Attivazione e calma non sono un interruttore
Durante il giorno il sistema nervoso autonomo ci mette nelle condizioni di agire: rispondere, decidere, muoverci, reagire a ciò che accade. È un lavoro necessario, e non ha nulla di sbagliato.
La sera, però, per riposare bene serve qualcosa di diverso: la possibilità di lasciare che quell’attivazione si allenti gradualmente. Non è un passaggio automatico o immediato. È una transizione, e come ogni transizione ha bisogno di tempo e di condizioni favorevoli per avvenire.
Quando questa transizione fatica ad avvenire, si può sentire molta stanchezza e, allo stesso tempo, percepirsi ancora “in moto”: i pensieri continuano, la tensione rimane, e fermarsi non coincide immediatamente con sentirsi in uno stato di riposo.
Perché le regole del sonno da sole a volte non bastano
Le indicazioni sull’igiene del sonno — come regolarità degli orari, esposizione alla luce, uso degli schermi, ambiente della camera e alcune abitudini serali — possono contribuire a creare condizioni favorevoli al sonno. Non sono però, da sole, un trattamento dell’insonnia cronica e non sempre esauriscono ciò che sperimentiamo quando, arrivata la sera, sentiamo di non riuscire a rallentare.
È un po’ come preparare bene la stanza per qualcuno che deve riposare, senza però lavorare su cosa succede dentro quella persona nel momento in cui si sdraia.
Il ruolo, e i limiti, della lettura polivagale
Nel mio lavoro utilizzo spesso la Teoria Polivagale come cornice per leggere questi stati di attivazione e per aiutare le persone a diventare più consapevoli di come il proprio corpo passa da una condizione all’altra.
È una cornice che trovo utile sul piano della consapevolezza e della pratica, non una spiegazione scientificamente validata dei meccanismi dell’insonnia o delle difficoltà di rilassamento in generale. Per questo la utilizzo come strumento di osservazione e di lavoro corporeo, senza trasformarla in una spiegazione unica di ciò che accade.
Quello che possiamo dire con più prudenza, e che nella pratica trovo comunque utile, è che imparare a riconoscere i propri stati di attivazione, e sperimentare modalità che favoriscano il passaggio verso condizioni di minore attivazione, è una competenza che si può allenare. Non è la spiegazione di ogni difficoltà di sonno, ma può essere un tassello importante per chi fatica a “staccare” la sera.
Quando la tensione si porta dietro anche il corpo
L’attivazione può essere accompagnata anche da sensazioni corporee: tensione muscolare, spalle contratte, difficoltà a percepire il corpo realmente a riposo.
Il bruxismo notturno merita invece un discorso specifico: non può essere ridotto semplicemente alla tensione accumulata durante il giorno e, quando presente, richiede una valutazione appropriata. Se ti riguarda, ne ho parlato in modo più mirato in “Bruxismo: perché stringiamo i denti senza accorgercene”.
Come lavoro su questo, in pratica
L’obiettivo non è riuscire a “spegnersi” a comando la sera, ma imparare a riconoscere prima il proprio stato e avere a disposizione modalità familiari per accompagnare gradualmente il passaggio dall’attività al riposo.
È su questa capacità che lavoriamo, in modi diversi, nei percorsi online di gruppo.
Il Training Autogeno è una tecnica di autorilassamento che, una volta appresa, permette di accompagnare più attivamente il passaggio verso uno stato di calma, invece di aspettare passivamente che arrivi. Con la pratica, diventa uno strumento che si può usare in autonomia proprio nei momenti in cui la sera fatica ad “arrivare” davvero.
Per chi cerca un supporto più immediato, senza dover prima imparare una tecnica, il Rilassamento Guidato offre un percorso guidato dalla voce, pensato anche per la fascia serale, con la formula “incontro pre-nanna”.
Entrambi i percorsi condividono un principio di fondo con gli Esercizi Polivagali: aiutare a riconoscere i propri stati di attivazione e a sperimentare, anche attraverso il corpo, modalità che favoriscono il passaggio verso condizioni di maggiore calma.
Se la difficoltà a “staccare” la sera si accompagna a fatica ad addormentarti nonostante la stanchezza, trovi un approfondimento più mirato sulla fisiologia generale del sonno in “Essere stanchi non significa essere pronti a dormire”.
Cosa significa, in concreto
Prova a immaginare di arrivare alla sera e accorgerti che qualcosa comincia davvero a rallentare. Non uno spegnimento improvviso, ma un lasciar andare progressivo: le spalle che si abbassano, il respiro che trova un ritmo più tranquillo, i pensieri che occupano meno spazio. Non perché hai ordinato al corpo di rilassarsi, ma perché hai imparato a riconoscere e accompagnare quella transizione.
Un percorso di gruppo o un lavoro individuale con me
Puoi scoprire date e dettagli qui per Training Autogeno e Rilassamento Guidato online, pensati per chi vuole imparare la tecnica passo passo, insieme ad altre persone. Anche gli Esercizi Polivagali lavorano sullo stesso principio, con un metodo diverso. Se la difficoltà a “staccare” la sera si intreccia anche con il tuo rapporto con il cibo, con episodi di fame nervosa serale, può interessarti anche il percorso di Mindful Eating.
Se la tua situazione è più specifica, o preferisci iniziare con un lavoro diretto con me, in presenza o online, puoi contattarmi qui: rispondo personalmente e in tempi rapidi per capire insieme il percorso più adatto a te.

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